Era l’artista delle locandine. Bill Gold si è spento domenica scorsa in Connecticut, all’età di 97 anni dopo aver illustrato la bellezza di più di duemila locandine per il cinema, l’ultima, quella regalata all’amico Clint Eastwood per il film del 2010 J. Edgar.

Nell’attuale era tecnologica e digitale in cui viviamo siamo abituati a farci invogliare o meno alla visione di un film dal trailer, dagli attori e in ultima analisi dalla sua locandina, una fotografia interamente elaborata al computer e aggeggi di ultima generazione. Ebbene, anni fa dietro alla pubblicità di un film vi era nascosta l’arte vera e propria di una persona, la quale realizzava con il solo ausilio della matita l’essenza del film in questione. Uno dei più bravi era appunto tale Bill Gold, il quale iniziò la sua collaborazione con la Warner Bros. nel lontano 1941 firmando i suoi primi poster per film come Yankee e Casablanca, di cui diceva: “Avevo messo sullo sfondo tutti i personaggi, con Bogart in primo piano e Ingrid Bergman alla sua sinistra, in modo che non si capisse subito che tra loro c’era una storia d’amore. Al committente piacque molto, ma osservò che mancava l’eccitazione. Allora aggiunsi una pistola in mano a Bogart e furono tutti contenti.” Confidava di avere il dono di riuscire a creare la sintesi di un film attraverso un’immagine e senza svelare troppi dettagli sulla trama.

Il suo vecchio amico Clint Eastwood, per il quale Gold realizzò più di trenta locandine, si esprimeva così a proposito della sua arte: “Non so qual è il motivo per cui una persona si interessa subito a un film, se per il cast, per il titolo o per la prima immagine. Penso che sia una combinazione di questi elementi e il poster li mette insieme tutti.

Un tram che si chiama desiderio, La stangata, L’esorcista, Arancia Meccanica, My Fair Lady e ancora Platoon, I Ponti di Madison County, Mystic River, questi sono solo alcuni dei titoli di film dai quali Bill Gold ne trasse la locandina. In una delle sue ultime interviste all’American Film Institute aveva dichiarato che: “Ormai si fa tutto con il computer, sarebbe capace anche un bambino di dieci anni, ma è una cosa molto diversa dall’essere artisti. Di sicuro oggi nessuna star può lamentarsi e dire della locandina: non mi assomiglia.

Un artista del cinema a tutto tondo. La sua arte rappresentava la perfetta illustrazione dell’anima di un film. Il cinema è diventato grande…anche grazie a lui.

Fonte: Corriere della Sera