Una ruota panoramica rappresenta per Woody Allen una metafora della vita Il nuovo film di Woody Allen si svolge ai piedi di una ruota panoramica, situata a Coney Island e testimone involontario dello scorrere delle vite dei nostri protagonisti, imprigionati nella loro claustrofobica quotidianità.

Un luna park come sfondo, etichettato dalla protagonista Ginny Rannell, interpretata da una Kate Winslet, in perenne crisi d’identità e perennemente schiacciata dal peso di rimorsi e sensi di colpa, “il regno delle fate da quattro soldi”.
Un tipico personaggio alla Woody Allen, da sempre attento alle vicissitudini della vita quotidiana e alle sue contorte dinamiche.

Trama – Anni ’50. Ginny Rannell (Kate Winslet), una donna frustrata e alla soglia dei quaranta, vive a Coney Island con il suo secondo marito Humpty (Jim Belushi), un manovratore di giostre, e il figlio, avuto dal suo primo matrimonio andato in frantumi a causa del suo tradimento. Lavora come cameriera in un modesto ristorante di pesce e intrattiene una relazione extraconiugale con il bagnino Mickey Rubin (Justin Timberlake), un ragazzo romantico con la passione per la scrittura e il sogno di diventare uno sceneggiatore.
A destabilizzare questo effimero equilibrio nella vita di Ginny ci pensa l’arrivo di Carolina (Juno Temple), la figlia di Humpty avuta con la prima moglie, in cerca di un posto dove nascondersi poiché suo marito, un gangster, le dà la caccia. Da anni in urto con il padre riceve comunque la comprensione dell’uomo che inizia a prendersi cura di lei. Quando Carolina fa la conoscenza di Mickey e inizia a frequentarlo, provoca in Ginny un’accesa gelosia e un profondo malessere che scaturisce nel vedere ancora una volta svanire la sua illusione di felicità.

I colori all’interno del film si scontrano con le perplessità e i dubbi di cui sono investiti i protagonisti della storia. Certo non potrebbe essere da meno con Woody Allen, il quale partorisce commedie in cui una scintilla spiazzante crea animosità nella vita dei personaggi, salvo poi affievolirsi pian piano nella cupa e gelida inquietudine scaturita da una miriade di dubbi esistenziali.

Ad un anno di distanza da Cafè society in cui si osservavano le vite di personaggi di successo dell’industria cinematografica degli anni ‘30, l’occhialuto newyorkese torna dietro la macchina da presa, scrivendo e dirigendo una commedia che indaga le vite piuttosto semplici di persone comuni alle prese con la cruda realtà.
La grande ruota panoramica che nel titolo prende il nome di “ruota delle meraviglie”, vuol rappresentare per Allen la sua metafora della vita: una grande giostra governata dal destino, sulla quale si è soggetti a salti pindarici grazie ai quali si può osservare il mondo dall’alto e tristi discese in cui il nostro orizzonte termina laddove iniziano i nostri piedi.

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