Il secondo film di Amendola è un noir tra luci ed ombre!Secondo film alla regia per Claudio Amendola, che si dimostra a suo agio quando si tratta di far emergere lo spirito “romanesco”.
Il suo esordio di quattro anni fa dietro la macchina da presa fu piuttosto incoraggiante, la sua “Mossa del pinguino” fornì diversi spunti interessanti e una certa base creativa da cui partire.
In quest’ultimo film, invece, non regala grossi sussulti se non quelli derivanti dai colpi di mitra in una delle scene finali del film, anche se la narrazione delle storie si presenta abbastanza discreta.

Trama – Quattro detenuti del carcere di Civitavecchia ricevono un permesso di 48 ore, al termine delle quali se non rientreranno autonomamente verranno ritenuti evasi.
I quattro spenderanno le loro poche ore a disposizione per viverle ognuno in modo differente l’uno dall’altro.
Donato/Luca Argentero (detenuto per incontri di pugilato clandestini) andrà in cerca della moglie nei meandri della prostituzione romana, per cercare di scoprire dove si trova e nel farlo scenderà a patti con un malavitoso che lo farà combattere in un incontro clandestino come merce di scambio.
Rossana/Valentina Bellè (corriere della droga) tornerà nella sua casa lussuosa, dove ad attenderla non ci sarà nessuno a parte l’autista. Avrà un confronto acceso con la mamma, verso la quale possiede un forte risentimento.
Angelo/Giacomo Ferrara (rapina a mano armata) andrà a stare a casa della nonna (deceduta quando era in carcere), trovandovi i suoi “amici fraterni” che gli proporranno una “via d’uscita” piuttosto singolare.
Luigi/Claudio Amendola (ex criminale incallito) tornerà a casa dalla moglie e il figlio provando a togliere quest’ultimo fuori dai guai.

Quattro storie che vedono contrapposti personaggi che dovranno fare i conti con il passato e il presente, diverso da come lo avevano lasciato prima di entrare in carcere. Una detenzione da scontare anche fuori dalle mura della prigione, provando a riallacciare rapporti sopiti da tempo o provare a rivedere i loro propositi esistenziali in sole 48 ore.
Un racconto a tinte chiaro-scuro, nel complesso sufficiente per i temi trattati, non certo per la prova degli attori, piuttosto mediocre.

 

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