frase indicizzanteItalia, 1956
Regia: Camillo Mastrocinque
Interpreti: Totò, Peppino De Filippo, Teddy Reno, Dorian Gray, Mario Castellani, Vittoria Crispo, Nino Manfredi
Genere: Commedia
Colore: B/N
Durata: 1h e 45’

 

 

IL PRINCIPE ANTONIO DE CURTIS, IN ARTE “TOTO'”

In Italia quando si parla di comicità il riferimento non può che andare al comico per eccezione, Totò, colui che ha traviato qualsiasi tipo di situazione grottesca in una forma d’arte comica.

Nel panorama cinematografico italiano dagli anni ’50 in poi questa “seria” comicità è un innegabile comandamento storico. Il suo instaurarsi con azioni come: improvvisazioni, ammiccamenti, giochi di parole e soprattutto movimenti corporei donano alle rappresentazioni teatrali prima e cinematografiche poi un tuffo in un nuovo modo di concepire “il far ridere”.

Il linguaggio del corpo che Totò manifestava nelle sue interpretazioni era un simbolo della sua versatilità, che comprendeva esibirsi senza l’ausilio di chissà quale effetto scenico, ma con solo la sfrenata espressività che possedeva, capace di eruttare piacere immenso su chiunque ne assaggiasse la sua delizia.

 

LA SIMBIOSI CON PEPPINO DE FILIPPO

Nel film di cui sotto e in tanti altri, Totò è affiancato dalla sua spalla prediletta: Peppino De Filippo, ma per spalla non intendiamo un appoggio su cui riversare ed esaltare egoisticamente il proprio estro, ma bensì un alter ego con cui comunicare ciecamente e ricevere risposte nella maniera più univoca, dissimile e scanzonata che potesse esserci.

Peppino De Filippo nei suoi personaggi adottava un’aria di finta saggezza mista a timore reverenziale dell’azzardo, che forniva ai personaggi interpretati da Totò sempre una via di fuga dall’insostenibile realtà.

 

E QUESTO IL SERVIZIO CE LO FA…!

 

La bellezza con la quale i due si confrontavano nei rispettivi ruoli in cui si calavano era e continua tutt’ora ad esserlo a distanza di tantissimi anni “un richiamo di genuino umorismo”.

 

LA TRAMA

Camillo Mastrocinque, firma di tanti altri film dell’epoca, dirige “Totò, Peppino e la malafemmina” in cui il duo comico si cala nei panni di due fratelli, Antonio e Peppino Caponi, contadini senza istruzione alcuna, i quali entrano in panico nel momento in cui ricevono una lettera anonima che spiega loro che il nipote Gianni (Teddy Reno), partito per Milano poco tempo prima, invece di studiare “se la fa con donne di malaffare”.

 

I FRATELLI CAPONI HANNO SEMPRE PAGATO!

 

Dopo aver chiesto aiuto al confinante Mezzacapa (Mario Castellani), il quale aveva fatto il militare a Milano e quindi esperto degli usi e costumi della città, decidono di recarsi, armati di colbacchi, galline e caciotte nella metropoli del nord, per richiamare all’ordine il nipote.

 

MEZZACAPA IL MILANESE

 

La sontuosità della città ai loro occhi finisce per ottenebrare le loro menti un po’ottuse e credendo di aver sistemato tutto con lo scritto di una lettera (una delle scene più famose del cinema italiano) fatta recapitare alla “malafemmina”(Dorian Gray) in questione, usano tutti i loro risparmi per spassarsela con delle ballerine del cabaret.

 

LA FAMOSISSIMA SCENA DELLA LETTERA

 

Alla fine di tutto la saggezza della sorella Lucia (Vittoria Crispo), nonché madre di Gianni, investigando lei stessa da sola, comprenderà la buona fede del figlio e della ragazza di cui si è innamorato, risolvendo l’impasse venuto a crearsi e riportando tutto alla normalità.

 

SIAMO ALLEATI!!!