Un film intenso per la sua drammaticità e spietato per quel che concerne le sue tematiche, purtroppo disgraziatamente reali Stati Uniti, 2016
Regia: Michele Placido
Interpreti: Cristiana Capotondi, Fiorella Mannoia, Ottavia Piccolo, Violante Placido, Ambra Angiolini, Michele Placido
Genere: Drammatico
Distribuzione: Koch Media
Durata: 1h e 28′

Il mondo del lavoro odierno: antico, astratto, vulnerabile, senza regole, sorretto da un piedistallo di argilla.

All’origine un mondo di risorse, sempre più smantellato, pezzo dopo pezzo, sino a giungere all’ERA MODERNA. Privo della virtù che aveva un tempo, tenuto in piedi dalla disperazione dei lavoratori che lo abitano, non più uomini e donne protetti da diritti civili, ma bensì pezzi di ricambio di una macchina infernale, da sostituire o da buttare a piacimento di un Dio superiore.

La Rubrica: “Cinema e Psicologia” sensibile alle tematiche che investono i nostri giorni, orienta il suo sguardo di riflessione verso un film dal titolo: “7 minuti”. Un film intenso per la sua drammaticità e spietato per quel che concerne le sue tematiche, purtroppo disgraziatamente reali e non frutto solamente di una finzione scenica.

TRAMA

Una fabbrica tessile viene acquistata da una multinazionale francese. Gli operai, tutte donne, temono che la nuova proprietà chiuda la sede in Italia licenziandole tutte in tronco. I nuovi proprietari, capeggiati dalla signora Me Rochette (Anne Consigny), in combutta con l’ex proprietario Michele Varazzi (Michele Placido), comunicano al consiglio delle operaie, tramite una lettera imbustata diretta ad ognuna di loro, di non voler chiudere la fabbrica a patto che rinuncino a 7 minuti dei 15 di pausa pranzo. La risposta dev’essere comunicata con un sì o con un no, senza alcun tipo di confronto. Tutto ciò sarà tema di discussione tra le undici operaie che rappresentano il consiglio.

DISCUSSIONE

Barattereste 7 minuti della vostra dignità in cambio di un posto di lavoro ridotto a schiavitù?

E’ questo il messaggio che la multinazionale manda alle lavoratrici di questa fabbrica. Un aiuto che sa di beffa e di scarsa, anzi nulla, considerazione delle persone alle quali viene rivolto. Un’offesa alla dignità umana. Prendersi gioco furbescamente della vita di gente comune che cerca, con fatica, di crearsi un presente e un futuro degno di questo nome.

Tutte loro vengono messe di spalle al muro, vengono private di una “scelta”, lasciate a soffrire appese ad un filo sottilissimo di speranza. La discussione, alimentata dalla disperazione, che esplode in seno al consiglio mettendole una contro l’altra, non è altro che la discussione del mondo del lavoro di oggi, che condanna chi più chi meno ad una “scelta” di vita che sa più di un’esecuzione a morte che di altro. E come se stessimo guardando un macabro quiz dove il presentatore, con in mano una pistola, domandasse al suo concorrente bendato e di spalle al muro se preferirebbe un colpo in testa o nello stomaco. Sconcertante!

La SCELTA dovrebbe essere consuetudine per un essere umano, al quale non si può chiedere di scegliere se vale di più il lavoro o se stesso. Viviamo in un mondo che difficilmente ci permette di avere una scelta onesta, dignitosa e che sia NOSTRA. Siamo costretti, ormai, a dover scegliere se sia più giusto avere un lavoro o una famiglia, che poi alla fine sarebbe come scegliere se bere o mangiare soltanto.

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