Morte, tempo, amore, tre figure che spostano gli equilibri esistenzialiMorte. Tempo. Amore. La vita di ognuno di noi è governata da queste tre figure astratte che spostano gli equilibri esistenziali traducendo i nostri respiri in qualcosa di gioioso o dannatamente spiacevole.

Il film di David Frankel, autore de: “Il diavolo veste Prada” e “Io e Marley”, è un inno alla vita e a tutte le sue dissimili facce: allegre, seducenti, drammatiche, insensate, senza le quali non potremmo testimoniare chi siamo.
La vita è pur sempre l’unica opportunità che abbiamo di stare al mondo e di scrivere gli atti congiunti della nostra commedia.

Trama – Howard Inlet (Will Smith) è un importante manager di una grossa azienda pubblicitaria, affranto e sull’orlo della disperazione da quando ha perso, tre anni prima, la sua unica figlia di appena sei anni. Gli amici e colleghi, Whit (Edward Norton), Claire (Kate Winslet) e Simon (Michael Peña) per cercare di risollevare le sorti dell’azienda e soprattutto il suo morale decidono di ingaggiare tre attori amatoriali che rappresentino la Morte (Helen Mirren), il Tempo (Jacob Latimore) e l’Amore (Keira Knightley), (figure astratte alle quali Howard aveva indirizzato tre lettere in cui manifestava tutta la sua rabbia) e che si palesino dinanzi a lui per rispondere al suo dolore. L’idea si rivelerà, per quanto bizzarra, molto efficace e non solo per il diretto interessato ma anche per le loro stesse vite.

La bellezza collaterale, ovvero la bellezza presente in ogni cosa, anche quando non crediamo che essa possa esistere, come una presenza reale in carne ed ossa, si manifesta assumendo qualsiasi forma.
La spiegazione che si vuol dare al titolo e alla nobile causa del film è piuttosto ambiziosa nella sua idea originale, ma piuttosto mediocre nella rappresentazione reale.
Un grande cast permette di mandar giù meno amaramente la pillola di un film con un’idea troppo pretenziosa nella sua totalità: una rielaborazione del canto di Natale troppo struggente e soporifera, mancante di quel ritmo necessario alla storia per esserne trasportati e non solo rattristiti.

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