Fin dove può spingersi il sentimento d’amore di un genitore verso il proprio figlio/a? Stati Uniti, Italia, 2015
Regia: Gabriele Muccino
Interpreti: Russell Crowe, Amanda Seyfried, Aaron Paul, Diane Kruger
Genere: Drammatico
Distribuzione: 01 Distribution
Durata: 1h e 56’

Padri e figlie” è il titolo del film di cui tratta quest’oggi la Rubrica: “Cinema e Psicologia”, la quale cerca di indagare, con risvolti diversi dal precedente appuntamento (in cui veniva esplorata una circostanza altamente complessa ed estrema tra un padre ed una figlia), cosa si cela all’interno di un legame così intimo e inseparabile, come quello, appunto, di un padre e la propria figlia.

 

Fin dove può spingersi il sentimento d’amore di un genitore verso il proprio figlio/a?

E quali ripercussioni può generare una decisione estrema dettata dall’assoluto sforzo di mantenere intatto quest’amore?

TRAMA

Il film viaggia su due binari di tempo differenti, conditi da sporadici flashback.

Anno 1989 – Jake Davis (Russel Crowe) è uno scrittore di successo, con una moglie e una figlia piccola di nome Katie (Kylie Rogers). Un incidente d’auto, in cui sono coinvolti Jake e sua moglie, causa la morte sul colpo di quest’ultima e lascia strascichi di natura psichica all’uomo, costretto ora a dover badare da solo a sua figlia.

Il rapporto tra i due si rinsalda sempre di più, però la psicosi maniaco depressiva dell’uomo unita a delle sporadiche convulsioni, lo costringono al ricovero in un ospedale psichiatrico per sette mesi, periodo in cui affida Katie agli zii aristocratici, William (Bruce Greenwood) ed Elizabeth (Diane Kruger), sorella della moglie, in astio con lui perché lo ritiene l’unico responsabile della morte della sorella.

Dopo i sette mesi trascorsi in ospedale Jake torna a prendersi sua figlia dagli zii, i quali gli propongono l’affidamento della piccola facendo leva sulle sue precarie condizioni economiche. Jake rifiuta con riluttanza recuperando la figlia e sbattendo la porta. I due trascorrono un periodo difficile per le ristrettezze economiche, anche per via dell’ultimo libro scritto da Jake annientato dalla critica, nonostante ciò permane la felicità di entrambe nello stare insieme. Unione che viene messa in discussione dalla causa intentata ai suoi danni da William ed Elizabeth per avere la custodia di Katie. Quest’ultima però verrà ritirata dai due dopo la scoperta della tresca di lui con la su segretaria e il conseguente divorzio. Jake, contento della notizia, ritrova la vena creativa ed inizia a scrivere un romanzo dal titolo: “Padri e Figlie”.

Per portare a termine il suo ultimo libro scriverà notte e giorno trascurando la sua patologia, pur di assicurare un presente ed un futuro dignitoso a sua figlia. Il libro vincerà il premio Pulitzer ma Jake non sarà lì a riceverlo perché morirà (a causa di una delle convulsioni che gli faranno sbattere la testa contro un termosifone) dopo aver consegnato il manoscritto alla sua agente Theodora (Jane Fonda).

Anno 2014 – Katie (Amanda Seyfried), divenuta ormai adulta, studia per diventare una brillante psicologa. Segue delle sedute da una psicanalista, dal momento che i segni di un’infanzia difficile permangono in lei come bruciature sulla pelle. Si concede a ragazzi occasionali per riempire il vuoto che ha di dentro, senza impegnarsi oltre misura. Le viene affidato un caso di una bambina, Lucy, rimasta orfana a causa dalla morte della madre e l’incuranza del padre. Il suo modo di porsi nei confronti di Lucy (non parla dal giorno in cui morì la mamma), con pazienza e dedizione, potendo comprenderne il dolore e il conseguente atteggiamento, spingeranno la bambina dopo diversi mesi di frizioni ad aprirsi nei suoi riguardi.

Intanto in un locale Katie incontra Cameron (Aaron Paul), un ragazzo con la passione per la scrittura e innamorato dei libri di suo padre. Ne intraprende una relazione meno fugace del solito, però nel momento in cui si trova a dover far fronte ai suoi sentimenti finisce col fuggire via dalla situazione, ferendo malamente Cameron. Nei giorni seguenti comprenderà come Cameron le abbia donato l’opportunità di tornare ad amare una persona, dopo suo padre, quindi decide di andare a casa sua per esprimergli tutto ciò che prova per lui e che non era mai riuscita a comunicargli.

DISCUSSIONE

Abbiamo potuto notare come sia ben evidenziabile nel film attraverso i due passaggi temporali, la metamorfosi di Katie attraverso le difficoltà della vita. Aver passato un’infanzia colma di delusioni verso la vita stessa, rea di averle fatto perdere quella spensieratezza che dovrebbe risultare la “normalità” a quell’età.

Provare la perdita di persone amate che contribuiscono a rendere piena e significativa la nostra realtà è un dolore che ci rende vuoti e allo stesso tempo “consci” di non volerne provare più in futuro.

La nostra protagonista Katie evita un ragazzo del quale ne è innamorata per paura di soffrire del suo probabile abbandono, fuggendo via da una situazione normalissima e gioiosa per la maggior parte della gente ma l’entrata in un incubo per le persone come Katie vissute, avvolte da profonda malinconia da sempre, costrette ad accettare e a “sentire”, sin dalla tenera età, un unico “vissuto”, intriso di abbandoni e colpe da espiare, INCONSAPEVOLMENTE CIECHE di una possibilità di vita differente.

CLIP DEL FILM