Una coppia assortita in modo del tutto casuale, spinta dal desiderio di promuovere la vita attraverso la scritturaStati Uniti, 2000
Titolo originale: Finding Forrester
Regia: Gus Van Sant
Interpreti: Sean Connery, Rob Brown, F. Murray Abraham, Anna Paquin, Michael Pitt
Genere: Drammatico
Distribuzione: Sony Pictures Entertainment
Durata: 2h e 16′

 

Questa settimana la nostra Rubrica: Cinema e Psicologia si fa largo tra le lettere e i pensieri dei due protagonisti del film: “Scoprendo Forrester”.

Una coppia assortita in modo del tutto casuale, spinta dal desiderio di promuovere la vita attraverso la scrittura, ci dona una lezione di beata esistenza, nonostante un percorso ricco di insidie.

TRAMA

Jamal Wallace (Rob Brown) è un ragazzo afroamericano di appena sedici anni, proveniente da un quartiere povero e difficile di New York, come il Bronx. Vive all’interno di una famiglia non abbiente, con la sola madre come capostipite e un fratello maggiore indipendente.

Jamal eccelle a scuola per le sue qualità intellettive, divora libri e si immerge costantemente nella scrittura, oltre ad essere un ottimo giocatore di basket. Tutto ciò gli vale l’ingresso in una scuola privata grazie ad una borsa di studio.

Durante una situazione grottesca e goliardica fa la conoscenza di William Forrester (Sean Connery), uno scrittore, vincitore tra l’altro di un premio Pulitzer, rinchiuso perennemente in casa da parecchio tempo, impaurito di mischiarsi alla società, in seguito ad un forte trauma. Dopo le schermaglie iniziali nasce tra i due un rapporto sincero, scandito da lezioni di scrittura che Forrester offre al ragazzo, le quali gli permetteranno di affinare la sua tecnica e far emergere tutte le sue qualità di scrittore. Al contempo Jamal risulterà determinante per una rinascita generale di Forrester.

DISCUSSIONE

Può essere vista come la storia più antica del mondo, l’allievo che supera il maestro, anche se in questo caso le doti scolastiche contano il giusto.

L’allievo ha superato il “maestro improvvisato” in termini di “STARE AL MONDO”, perché riesce a fargli comprendere che la vita non è finita e per quanto possa essere stata amara, cattiva e insulsa con lui, rimane l’unica testimonianza di esistenza che possiede, lui come tutti noi.

Caduto nel baratro in seguito alla perdita dei genitori prima e del fratello poi, a cui era legatissimo (una scena cardine del film è quella in cui si confida con Jamal e racconta che mentre era in ospedale vicino al letto di suo fratello morto da poco, un’infermiera, con fare insensibile, si avvicinò per parlargli dei successi del suo libro), rinuncia, completamente a vivere, rifugiandosi nella sua “tana”. Ma la furia giovanile di un ragazzo, che fa i conti ogni giorno con una vita difficile, lo smuove dalla sua autocommiserazione, destandolo dal suo profondo letargo/torpore in cui era sommerso.

Dunque la storia, che all’inizio sembrava essere solo l’azione caritatevole di un ottimo scrittore nei confronti di un ragazzo in erba con del potenziale inespresso, anche per via del contesto non proprio idilliaco, prende tutta un’altra piega, mostrando una richiesta d’aiuto verso uno spirito più giovane, di un uomo incapace di scrivere ancora la sua vita.

Il risultato che ne viene fuori è un beneficio comune che i due personaggi traggono l’uno dall’altro, dimostrandoci come la vita, in tutti i suoi ambiti, sia UN’AUTENTICA SCOPERTA, ed anche quando crediamo che tutto sia già stato scritto, emerge come un iceberg l’inattesa novità che capovolgerà la nostra visione delle cose.

CLIP DEL FILM