Il film, ambientato negli anni '80, ci illustra la situazione vigente in quegli anni in Italia, quando venivano a costituirsi le cooperative sociali,Italia, 2008
Regia: Giulio Manfredonia
Interpreti: Claudio Bisio, Giuseppe Battiston, Anita Caprioli, Andrea Bosca
Genere: Commedia, Drammatico
Distribuzione: Warner Bros.
Durata: 1h e 51′

 

Questa settimana nella Rubrica: Cinema e Psicologia ci occupiamo del film “Si può fare”, con un Claudio Bisio nell’insolita veste di sindacalista, che si prodiga con incessante altruismo e una punta di ironia ad affermare l’assoluta bontà di una cooperativa sociale e l’intento di coinvolgere, con un ruolo da protagonista, coloro che la incarnano e la costituiscono.

TRAMA

In una Milano e in un’Italia in piena lotta di classe, Claudio Bisio e Giuseppe Battiston, si cimentano in una nobile causa: restituire alla “Cooperativa 180” il suo reale tratto distintivo. Il capocomico di Zelig interpreta Nello, un sindacalista allontanato dal partito, dopo aver trattato di “mercato” (argomento tabù) in un suo libro, e trasferito in una cooperativa sociale, in cui si pratica soprattutto lavoro assistenziale, alquanto monotono e logorante (applicare francobolli) per favorire l’accoglienza di ex pazienti del manicomio.

Il suo spirito di combattente a difesa di valori quali il lavoro, la dignità e l’etica morale, lo spingerà, con l’aiuto del dott. Furlan (Giuseppe Battiston), ad esortare i soci della cooperativa ad intraprendere un percorso innovativo, cambiandole del tutto status, oltre che sede (grazie ai fondi dell’Unione europea), coinvolgendo loro a pieni poteri e responsabilizzandoli con un ruolo adatto ad ognuno. Inoltre, azzardando la riduzione dei farmaci (contro il parere del dott. Del Vecchio), permette alla cooperativa di uscire dal torpore in cui era e, grazie alle loro capacità, di realizzare, con scarti di legno, veri e propri mosaici di parquet.

La mossa di limitare al minimo l’uso di farmaci, però, se rivelerà un’arma a doppio taglio, con spiacevoli conseguenze. La causa sposata da Nello, però, è spontanea e sincera, e alla fine risulterà un’idea autentica, da intraprendere con le giuste proporzioni.

DISCUSSIONE

Il film, ambientato negli anni ’80, ci illustra la situazione vigente in quegli anni in Italia, quando venivano a costituirsi le cosiddette cooperative sociali, dopo la Legge 180 o Legge Basaglia, che sanciva la chiusura dei manicomi, allo scopo di re-integrare in società i pazienti dimessi dai manicomi.

La bellezza con la quale sono stati mescolati i temi significativi di una pagina importante della storia italiana, con quelli edulcorati e agrodolci tipici di una commedia distribuita al cinema, è un aspetto nobile e determinante del film.

Un altro accento sul modo di portare avanti una cooperativa sociale è stato evidenziare la contrastante divergenza di opinioni, tra una cura assidua di farmaci “anestetizzanti”, in grado di deturpare qualsivoglia pensiero volontario o pericoloso dalla mente dei “soci”, a discapito della libertà d’animo, d’espressione e di uno stare al mondo nei modi e nello spirito in cui si vuole, e nel voler, al contrario, trattare i soci con una spensieratezza e una dose di superficialità, in tal caso a discapito di una integrazione e una riabilitazione più graduale e specifica.

Il giusto equilibrio tra i due aspetti, come si denota nel film, è e sarebbe la condizione ideale che permetterebbe alla cooperativa una connotazione adeguata, riconducendosi all’intento originale per cui è nata, adottando un ambiente familiare all’interno del quale chiunque possa esprimere se stesso e ricostruire la propria trama narrativa, senza tralasciare le dovute accortezze del caso, dettate dal buon senso e dai requisiti professionali di chi la gestisce.

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