Paolo Genovese smaschera i suoi La situazione più antica del mondo: amici di una vita che si ritrovano a cena con i rispettivi partner, atmosfera idilliaca, ricca di effusioni, complicità, tante risate e un buon vino.

Il regista, Paolo Genovese, porta al cinema una commedia a tratti divertente ma che si rivela, con lo scorrere del tempo, piuttosto angosciosa: luci ed ombre che investono i protagonisti donandogli quell’aura di piccoli diavoli travestiti da angeli, lupi famelici tutti radunati attorno ad un tavolo per divorare le proprie esistenze artefatte.

A far tribolare la serata conviviale è l’ideazione di un gioco malizioso: poggiare il proprio cellulare sul tavolo e condividere con tutti i presenti i messaggi che arrivano e le telefonate, con tanto di vivavoce. Da questo momento in poi saranno tutti vulnerabili e la santità che traspariva dai loro volti, pochi minuti prima, inizierà a sciogliersi come il trucco dopo un pianto.
Tutti colpevoli di avere dei segreti, consumato tradimenti, inganni e sotterfugi celati tutti all’interno di un telefonino, diventato lo scrigno segreto delle loro vite e che come il mare rigetta i liquami che vi si buttano dentro, così il telefonino mette a nudo i loro misfatti.

I “perfetti sconosciuti” sono: Rocco (Marco Giallini) ed Eva (Kasia Smutniak) che formano la coppia dei padroni di casa in cui si tiene la cena, Lele (Valerio Mastandrea) e Carlotta (Anna Foglietta) rappresentano l’altra coppia navigata, Cosimo (Edoardo Leo) e Bianca (Alba Rohrwacher) figurano come la coppietta giovane, appena sposata, ed infine, a completare il quadro, Peppe (Giuseppe Battiston) l’unico non accompagnato dalla propria ragazza, perché “febbricitante”.

Il film si è aggiudicato, con merito, due David di Donatello per la regia impeccabile di Paolo Genovese e l’ottima sceneggiatura scritta a dieci mani. Ci racconta uno spaccato della nostra società, incapace oramai di fare a meno del proprio telefonino in qualsiasi situazione, reo, alle volte e se usato in malo modo, di fornire una valvola di sfogo ad una esistenza piatta ed agghindata a festa solo per una triste apparenza.

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